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La trascuratezza, la passeggiata, il danno e il giusto risarcimento

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La trascuratezza, la passeggiata, il danno e il giusto risarcimento

Quando una trascuratezza può causare un danno biologico invalidante.

Una tranquilla passeggiata nel bosco si è trasformato in un incubo!
In una giornata autunnale dove gli ultimi raggi di sole invitano a fare lunghe passeggiate, un albero è rovinato addosso ad un ignaro passante schiacciandolo.

L’escursionista trasportato con urgenza all’ospedale più vicino, ne ha avuto per molto tempo ed infine è rimasto permanentemente invalido.

 

L’albero non è caduto per un caso voluto dalla natura, bensì perché il giorno precedente era stato tagliato in maniera non professionale e l’albero non era stato abbattuto, ma era rimasto inopinatamente sospeso e trattenuto da altri alberi.

Dopo un po’ di tempo, per la forza di gravità, l’albero si è sganciato ed è caduto malauguratamente sul passante.

 

Colui che ha tagliato l’albero, accortosi che si era incastrato tra i rami di quelli vicini, ed era rimasto pericolante, avrebbe dovuto segnalare adeguatamente la zona di un’eventuale caduta perimetrandola, assicurandosi che nessuna persona potesse entrare nella zona pericolosa.

 

Una volta messa in sicurezza la zona, avrebbe dovuto chiedere aiuto ai vigili del fuoco, alla forestale o comunque ad un boscaiolo professionista, in modo da eliminare il pericolo portando l’albero al suolo.

Invece il responsabile del fatto non ha fatto nulla di tutto ciò e per questo un passante innocente ha patito gravissime conseguenze.

 

A fatto avvenuto il colpevole si è avvicinato ai Carabinieri accorsi, confessando il suo errore. Solo in un secondo tempo ha ritrattato la propria dichiarazione escussa al momento dei fatti.

     

 

Il responsabile ha tentato di scagionarsi asserendo che la dichiarazione da lui resa ai Carabinieri intervenuti sul luogo, non dovesse essere presa in considerazione come elemento di prova a suo carico. 

Invece per quanto riguarda la valutazione del fatto, oggetto del presente giudizio, il giudice civile può utilizzare  e autonomamente valutare come fonte del proprio convincimento, nel contraddittorio tra le parti, ogni elemento dotato di efficacia probatoria, comprese le prove raccolte in un processo penale e, “ … segnatamente … le dichiarazioni verbalizzate  dagli organi di polizia giudiziaria in sede di sommarie informazioni testimoniali; ciò anche se sia mancato il vaglio critico del dibattimento…” (Cass. Civ., sez. lav. 22 ottobre 2014, n. 22384).

 

In questo modo si è ottenuta giustizia e il giudice ha concesso il giusto risarcimento alla povera vittima con questo dispositivo.




Quando si mettono in atto attività potenzialmente pericolose, come il taglio di alberi ad alto fusto, opera l’articolo 2050 c.c. che configura una responsabilità oggettiva, per cui il danneggiato è tenuto a provare il nesso di causa tra il danno patito e l’attività pericolosa, mentre il danneggiante ha il gravoso onere di provare il caso fortuito o un fatto imputabile allo stesso danneggiato

Nel caso di specie, era del tutto prevedibile che in quella strada di montagna, peraltro asfaltata potessero passare di lì macchine e persone.

 

Pertanto, questa vicenda ci insegna che quando ci si impegna in attività potenzialmente pericolose per la salute degli altri, non bisogna mai agire con leggerezza, perché la più piccola disattenzione può causare un danno irreversibile a terzi che debbono essere giustamente risarciti.